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La gloria del Battaglione Cadore

  • 6 lug
  • Tempo di lettura: 2 min

Durante la campagna di Grecia il Btg. Cadore venne decorato con la Medaglia d'Argento al Valor Militare per premiarne il sacrificio dei giorni 8 e 9 dicembre 1940 sui crinali di Ciafa Galina (Valle dell'Ossum). I Greci puntavano su Berat per aggirare le difese della catena del Trebescines e conquistare Tirana e Valona operando da nord (vincendo la guerra!); era perciò urgente creare una linea di resistenza a sbarramento della Valle dell'Ossum per impedire la manovra nemica. In quella fase criticissima della guerra il Comando Sup. ordinò alla Div. Alp. Pusteria di fare "muro" contro due divisioni greche. Ai Btgg. Trento e Bassano (11° Rgt.) venne assegnata la difesa delle cime e dei versanti sud-ovest della valle, mentre al 7° Rgt. (erano impiegabili solo i Btgg. Cadore e Feltre perché il Btg. Belluno era stato inviato in tutta fretta sul monte Golico nel settore di Tepeleni) fu assegnato il versante nord-est della valle fino alla displuviale che separa l'Ossum dal Devoli. Dopo una marcia notturna di 6 ore, tra sferze di pioggia e neve, il Cadore si schierò da q. 1019 a q. 1079 lungo un'impervia dorsale di quasi 2,5 km e di fronte al nemico già pronto per l'attacco. I lavori di rafforzamento della posizione si svolsero sotto il bombardamento dell'artiglieria greca che causò anche la morte del com.te del 7° Rgt. Alp. col. Rodolfo Psaro (M.O.V.M. alla memoria) che si era recato in linea giustamente preoccupato dal grave compito assegnato al battaglione.

I combattimenti a distanza ravvicinata iniziarono fin dalla mattina dell'8 e proseguirono quasi ininterrottamente fino al giorno 9. Il Cadore resistette nonostante le forti perdite e la totale mancanza di rifornimenti (viveri, munizioni ecc.) e fu autorizzato a ripiegare nella notte tra il 9 e il 10, e solo quando la spinta offensiva dei greci si era esaurita a causa delle pesanti perdite subite. Nella memoria dei reduci la notte del ripiegamento è rimasta una delle vicende più tragiche: stanchi, affamati, fradici, infreddoliti e insonni da due giorni, nel buio completo, attraverso itinerari sconosciuti, sprofondando nel fango carichi dei compagni feriti, giunsero a Cerevoda incolumi meno di 500 alpini (dei 760 schierati). Si disse (ed era vero!) che in quell'occasione il 7° Rgt. Alpini salvò il fronte greco-albanese e al Btg. Cadore venne conferita la M.A.V.M.

   

"A difesa di importanti e contese posizioni, in due giorni di furioso combattimento, sosteneva impavido l'urto di preponderanti e agguerrite forze nemiche. Nonostante le gravi perdite, che ne avevano menomata l'efficienza, con indomito valore passava a sanguinosi contrassalti con bombe a mano e all'arma bianca, ricacciando più volte il nemico con gravissime perdite e dimostrando così le alte virtù guerriere, di tenacia, di spirito di sacrificio, di eroismo della forte gente cadorina."


A trent'anni dallo scioglimento del battaglion Cadore, i Veci hanno deciso di ricordare questi Eroi appuntando la meritata medaglia d'argento sul labaro dell'Associazione.


 
 
 

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